Guida completa

Smart working nella Pubblica Amministrazione: guida completa 2026 per concorsi e neoassunti

Guida sullo smart working nella PA: chi può chiederlo, quante giornate, come funziona l’accordo individuale e cosa cambia dopo un concorso.

Perché lo smart working nella Pubblica Amministrazione è importante per chi partecipa ai concorsi

Lo smart working nella Pubblica Amministrazione non è più un’eccezione legata al Covid, ma una modalità di lavoro ordinaria regolata da norme, linee guida e contratti collettivi, che incide in modo decisivo sulla qualità della vita di chi entra con un concorso.

Dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione nelle PA è tornata ad essere quella in presenza, con il lavoro agile ammesso solo se previsto da piani e regolamenti interni, in coerenza con il DPCM 23 settembre 2021 e il DM 8 ottobre 2021 (cosiddetto decreto Brunetta).

Per chi punta a un concorso, sapere quando lo smart working è realistico, quante giornate al mese si possono ottenere e quali requisiti servono (fragilità, figli piccoli, caregiver, over 60, nuovi assunti) permette di scegliere meglio tra bandi simili in settori diversi.

Inoltre, le amministrazioni devono inserire nel PIAO (Piano integrato di attività e organizzazione) una sezione specifica dedicata al lavoro agile, con obiettivi, indicatori di performance e criteri di accesso, che diventano il riferimento concreto per dirigenti e dipendenti.

Consiglio pratico

Quando confronti due concorsi simili, cerca sul sito dell’ente il regolamento sul lavoro agile e la sezione del PIAO dedicata allo smart working: ti diranno molto più del bando su quante giornate da remoto sono realisticamente possibili e per quali profili.

Cosa si intende per smart working nella PA e chi può richiederlo nel 2026

Nella PA il lavoro agile è definito come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato senza vincoli di luogo e orario rigidi, organizzata per fasi, cicli e obiettivi, con uso di strumenti tecnologici, diversa dal telelavoro che prevede una postazione fissa esterna.

Dopo la fase emergenziale, il lavoro agile è regolato dal quadro della legge 81/2017, dai decreti e dalle linee guida della Funzione Pubblica; le amministrazioni devono adottare regolamenti interni che definiscono criteri di accesso, tipologie di attività remotizzabili, strumenti forniti e modalità di misurazione per obiettivi.

Nel 2025–2026 lo smart working nella PA non è più una possibilità generalizzata per tutti, ma è riservato principalmente a categorie “prioritarie” e a chi svolge attività compatibili con la distanza, con accesso semplificato ma sempre rimesso alla decisione del dirigente.

Lavoratori fragili

Hanno priorità di accesso allo smart working se affetti da patologie croniche, oncologiche o condizioni sanitarie documentate da struttura pubblica, non gestibili con i soli istituti ordinari di assenza.

Genitori e caregiver

Possono richiedere il lavoro agile con priorità i genitori di figli under 14, i genitori di figli con disabilità e i caregiver che assistono familiari in condizioni di gravità, se la mansione è remotizzabile.

Lavoratori senior e in temporanea difficoltà

Hanno corsie preferenziali i lavoratori over 60 e chi si trova in “temporanea difficoltà” documentata, ad esempio per problemi personali o familiari, sempre su decisione del dirigente.

Nuovi assunti

In alcuni ministeri e agenzie centrali il nuovo contratto e i regolamenti prevedono la possibilità di smart working per i neoassunti, per favorire inserimento graduale e conciliazione vita-lavoro.

Limite del 25% del personale

In varie amministrazioni il numero massimo di lavoratori contemporaneamente in smart working è fissato al 25% dell’organico, per garantire la presenza in ufficio.

Come lo smart working viene regolato e valutato nella Pubblica Amministrazione

Le linee guida sul lavoro agile nelle PA, adottate con DPCM 12 ottobre 2021 e DM 8 ottobre 2021, stabiliscono che ogni amministrazione deve definire una strategia sul lavoro agile, obiettivi misurabili, criteri di accesso e modalità di monitoraggio legate alla performance individuale e organizzativa.

Il lavoro in presenza rimane la regola, ma il lavoro agile è considerato uno strumento organizzativo per migliorare efficienza, benessere e attrattività delle amministrazioni, purché non riduca la qualità dei servizi erogati all’utenza.

Numeri chiave sullo smart working nella PA 2025–2026

Percentuale massima personale in smart working (tipica)

25% dell’organico

Durata massima accordo individuale

4 mesi rinnovabili

Giornate “tipo” a settimana

1–2 giorni da remoto

Giornate mensili Ministero Interno (esempio)

8 gg + 8 gg per fragili

Secondo le guide operative 2025 sullo smart working nella PA, ogni accordo individuale non può avere una durata superiore a 4 mesi, al termine dei quali va rinnovato o cessato, e l’accesso effettivo è limitato da un tetto massimo di personale contemporaneamente in lavoro agile pari, in molti casi, al 25% dell’organico.

Regolamenti specifici, come quello del Ministero dell’Interno, prevedono fino a 8 giorni di smart working al mese (due giorni a settimana circa), con possibilità di ulteriori 8 giorni mensili per dipendenti con disabilità grave o patologie oncologiche o croniche documentate, e due giorni extra dedicati alla formazione obbligatoria.

La prestazione in modalità agile deve essere organizzata per obiettivi e risultati: l’accordo individuale deve indicare attività da svolgere da remoto, strumenti di lavoro, fasce di contattabilità, modalità di controllo, diritto alla disconnessione, giorni in presenza e da remoto, nonché i criteri di valutazione della performance.

Come ottenere lo smart working nella PA: guida passo per passo per neoassunti e vincitori di concorso

Chi vince un concorso e vuole lavorare in smart working nella PA deve seguire un percorso formale: non basta “chiedere al capo”, ma occorre presentare un’istanza conforme al regolamento interno e sottoscrivere un accordo individuale scritto.

Il processo cambia da amministrazione ad amministrazione, ma in genere prevede un avviso interno, la presentazione di una domanda con allegata documentazione (se si rientra tra le categorie prioritarie) e la valutazione discrezionale del dirigente responsabile, nel limite del personale remotizzabile e del tetto massimo consentito.

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Verifica regolamento interno e PIAO

Dopo la presa di servizio, cerca sul sito istituzionale il regolamento sul lavoro agile e la sezione PIAO dedicata all’organizzazione del lavoro: capirai quali attività sono remotizzabili, quante giornate a settimana/mese sono previste e se ci sono limiti percentuali per l’accesso.

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Controlla se rientri nelle categorie prioritarie

Valuta se hai i requisiti di priorità (fragilità, figli under 14, figli disabili, caregiver, over 60 o temporanea difficoltà documentata) e raccogli la documentazione medica o anagrafica necessaria a sostenerli.

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Attendi l’avviso interno e presenta l’istanza

Molte amministrazioni aprono finestre temporali con un avviso interno: in questo periodo puoi inviare la richiesta di smart working, che sarà valutata dal dirigente sulla base delle esigenze dell’ufficio, della compatibilità delle mansioni e del tetto massimo del 25% di personale in lavoro agile.

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Sottoscrivi l’accordo individuale

Se la richiesta è accolta, firmi un accordo che definisce numero di giornate mensili (es. 4–8), fasce di contattabilità, strumenti aziendali concessi, luogo della prestazione (domicilio o altro), obiettivi da raggiungere e durata (massimo 4 mesi, rinnovabili); nell’accordo è indicato anche il diritto alla disconnessione fuori orario.

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Organizza postazione e routine di lavoro

La postazione deve garantire sicurezza, privacy e connessione stabile: in genere le apparecchiature (PC, VPN) sono fornite dall’ente, mentre spese di energia e connessione restano a carico del lavoratore; pianifica la settimana alternando giorni in presenza e da remoto, rispettando fasce orarie e obiettivi concordati.

Errori da evitare quando si valuta o si richiede lo smart working nella Pubblica Amministrazione

Molti candidati ai concorsi immaginano lo smart working nella PA come quello emergenziale del 2020, con lavoro da casa quasi illimitato e poche regole, ma oggi il quadro è completamente diverso e molto più strutturato.

Attenzione: lo smart working non è un diritto automatico

Il lavoro agile nella PA 2025–2026 è possibile solo se le mansioni sono remotizzabili, se il dirigente lo autorizza, se rientri nelle priorità e se non viene superato il tetto massimo di personale in smart working: non è un diritto soggettivo assoluto, ma uno strumento organizzativo.

  • Dare per scontato che tutti i profili possano lavorare da remoto: attività a turno, front office, polizia, sanità e servizi essenziali sono spesso escluse o molto limitate nello smart working.
  • Ignorare che la decisione finale spetta al dirigente: anche se hai i requisiti di priorità, il dirigente può rifiutare o limitare lo smart working se pregiudica la funzionalità dell’ufficio o se è già stato raggiunto il tetto di personale in lavoro agile.
  • Confondere periodo emergenziale e regime ordinario: dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria è la presenza, e il lavoro agile si attiva solo con piano, regolamento e accordo individuale, non con autodichiarazioni.
  • Sottovalutare la misurazione per obiettivi: in smart working la performance è monitorata su risultati e indicatori specifici, e il mancato raggiungimento degli obiettivi può incidere su valutazioni e progressioni.
  • Trascurare gli aspetti di sicurezza e privacy: il lavoratore agile deve garantire un ambiente domestico idoneo, custodire documenti e dispositivi e rispettare le indicazioni in materia di sicurezza e trattamento dati.

Smart working nei diversi comparti della PA: quante giornate, quanta flessibilità e quali limiti

La cornice normativa sul lavoro agile è comune, ma l’applicazione concreta cambia molto tra ministeri, enti locali, agenzie fiscali, sanità, università e comparto sicurezza, con differenze importanti per chi partecipa ai concorsi.

Alcune amministrazioni (soprattutto ministeri e agenzie centrali) hanno regolamenti molto strutturati e prevedono un numero definito di giornate mensili di smart working; altre, specie in sanità e sicurezza, lo limitano alle sole attività di back office o lo escludono quasi del tutto.

Comparto / Amministrazione Accesso allo smart working Giornate tipiche e limiti Note per chi partecipa ai concorsi
Ministeri e Funzioni centrali Regolato da linee guida nazionali e regolamenti di ente; accesso prioritario per fragili, genitori, caregiver, over 60 e, in alcuni casi, neoassunti. Accordi individuali massimo 4 mesi; in molte amministrazioni 1–2 giornate a settimana, con tetto del 25% di personale in smart working. Ottimo equilibrio tra lavoro agile, flessibilità oraria e stabilità; molto interessante per profili amministrativi di concorsi RIPAM e ministeriali.
Enti locali (Comuni, Province, Città metropolitane) Lavoro agile disciplinato da regolamenti comunali/provinciali in coerenza con linee guida; priorità per categorie fragili e genitori. Di solito 1 giornata a settimana o un numero fisso di giornate mensili per attività di back office compatibili; forte attenzione alla continuità dei servizi al pubblico. Per concorsi in comuni, province e città metropolitane aspettati smart working principalmente su attività interne, meno per front office e polizia locale.
Agenzie fiscali (Entrate, Dogane, Monopoli) Regolamenti dedicati che definiscono attività remotizzabili, fasce orarie di contattabilità e modalità di monitoraggio; priorità per categorie fragili e caregiver. Ordinariamente 1–2 giorni a settimana; per alcune categorie (disabili gravi, patologie oncologiche, ecc.) il numero di giornate mensili può raddoppiare rispetto alla soglia standard. I concorsi per funzionari tributari offrono spesso buona combinazione tra stipendio elevato e smart working strutturato.
Sanità (ASL, aziende ospedaliere) Smart working generalmente escluso per il personale sanitario a turno; possibile per attività amministrative e tecniche compatibili con la distanza. Numero di giornate limitato e subordinato alla copertura h24 dei servizi; priorità eventuale per personale fragile in ruoli amministrativi. Per concorsi sanitari (infermieri, OSS, medici) non contare sullo smart working; per concorsi amministrativi in ASL la possibilità è maggiore ma sempre residuale.
Università (personale tecnico-amministrativo) Regolata da disciplinari di ateneo; priorità per fragili, genitori, caregiver e categorie individuate dai regolamenti. In diversi atenei sono previste 1–2 giornate a settimana, compatibilmente con il calendario didattico e i periodi di maggiore affluenza studentesca. Concorso interessante per chi cerca contesto accademico, orari stabili e una quota di smart working non marginale.
Comparto sicurezza e Ministero dell’Interno Regolamenti specifici su lavoro agile e coworking prevedono smart working per il personale civile e sperimentazioni limitate per l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Fino a 8 giorni mensili per il personale amministrativo, con possibilità di ulteriori 8 giorni per disabili gravi o malati oncologici; 2 giorni aggiuntivi dedicati alla formazione anche per chi di norma lavora sempre in presenza. Per concorsi amministrativi al Ministero dell’Interno lo smart working è strutturato; per ruoli di pubblica sicurezza (polizia, prefetture operative) è residuale o sperimentale.

Le giornate effettive di smart working e le categorie prioritarie possono variare da ente a ente: occorre sempre fare riferimento ai regolamenti pubblicati in “Amministrazione trasparente”.

In sintesi: smart working nella Pubblica Amministrazione

  • Dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria di lavoro nelle PA è la presenza; il lavoro agile è ammesso solo nei limiti fissati da linee guida, PIAO e regolamenti interni.
  • L’accesso allo smart working è prioritario per lavoratori fragili, genitori di under 14, genitori di figli disabili, caregiver, lavoratori over 60 e persone in temporanea difficoltà.
  • Nel 2025–2026 l’accesso è spesso limitato al 25% del personale contemporaneamente in smart working, con accordi individuali di durata massima 4 mesi.
  • Il numero di giornate da remoto è di solito 1–2 a settimana (4–8 al mese), con soglie più alte per disabili gravi e malati oncologici in amministrazioni come il Ministero dell’Interno.
  • Lo smart working non è un diritto assoluto: ogni richiesta è valutata dal dirigente in base a compatibilità delle mansioni, priorità e limiti organizzativi.
  • Le attività in turno, sanitarie e di sicurezza sono in gran parte escluse dal lavoro agile; i profili amministrativi hanno margini molto maggiori di remote working.
  • Per scegliere un concorso, è strategico leggere non solo il bando ma anche il regolamento sul lavoro agile e il PIAO dell’ente, dove sono indicati criteri, giornate e limiti.

Domande frequenti

Che cos’è lo smart working nella Pubblica Amministrazione?+

Nella PA lo smart working (o lavoro agile) è una modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato senza una postazione fissa in ufficio, organizzata per fasi, cicli e obiettivi, che utilizza strumenti tecnologici e non richiede una presenza continua in sede; è diverso dal telelavoro, che prevede una postazione fissa esterna, orari più rigidi e vincoli tecnici specifici.

Lo smart working nella PA è ancora possibile nel 2026 o è finito dopo il Covid?+

È ancora possibile, ma non è più generalizzato come durante la pandemia: dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria è la presenza, e il lavoro agile è ammesso solo se previsto dal PIAO e dai regolamenti interni, con accesso prioritario per categorie come lavoratori fragili, genitori di under 14, caregiver, lavoratori over 60 e persone in temporanea difficoltà, sempre a discrezione del dirigente.

Chi ha la priorità per lo smart working nella Pubblica Amministrazione?+

Le norme e le linee guida riconoscono una corsia preferenziale ai lavoratori fragili (patologie croniche, oncologiche, condizioni sanitarie delicate), ai genitori di figli under 14 e di figli disabili, ai caregiver che assistono familiari in condizioni di gravità, ai lavoratori over 60 e a chi si trova in temporanea difficoltà documentata; in alcuni ministeri e agenzie centrali anche i neoassunti possono avere accesso agevolato.

Quante giornate di smart working posso fare se vinco un concorso nella PA?+

Non esiste un numero unico per tutte le PA: molte amministrazioni prevedono 1–2 giorni a settimana (4–8 giornate al mese) per il personale amministrativo, con tetto massimo del 25% di personale in smart working; regolamenti come quello del Ministero dell’Interno consentono 8 giorni al mese, che possono salire fino a 16 per disabili gravi o malati oncologici, più 2 giorni mensili dedicati alla formazione.

Quanto dura un accordo individuale di smart working nella PA?+

Gli accordi individuali non sono a tempo indeterminato: le guide operative 2025 indicano una durata massima di 4 mesi per ciascun accordo, che al termine può essere rinnovato, modificato o cessato; ogni accordo deve indicare giornate da remoto, fasce di contattabilità, attività da svolgere, strumenti, diritto alla disconnessione e criteri di valutazione della performance.

Lo smart working è un diritto automatico se rientro nelle categorie protette?+

No: avere i requisiti di priorità (ad esempio essere lavoratore fragile o genitore di under 14) dà una corsia preferenziale, ma non garantisce automaticamente lo smart working; la decisione spetta sempre al dirigente, che deve valutare compatibilità delle mansioni, esigenze dell’ufficio, numero massimo di persone in lavoro agile e coerenza con il PIAO e con il regolamento interno.

Quali profili dei concorsi pubblici hanno più probabilità di lavorare in smart working?+

Hanno maggiori chance di lavoro agile i profili amministrativi e tecnici che svolgono attività di back office, analisi, progettazione, gestione documentale e contabile, tipici di ministeri, agenzie fiscali, università ed enti locali; molto più difficile è lo smart working per profili sanitari a turno, polizia locale, ruoli operativi del comparto sicurezza e servizi al pubblico che richiedono presenza costante sul territorio.